Cambodia
La Cambogia è un Paese di bambini
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Sorrisi fiduciosi, occhi che si accendono di luce, giochi senza giocattoli, ma anche piccoli venditori e manine che lavorano, subito catturano l’attenzione di chi arriva. Secondo i dati UNICEF, il cinquanta per cento della popolazione è al di sotto dei sedici anni.

In un Paese ancora prostrato dai danni del regime che trent’anni fa ha azzerato sistema scolastico e sanitario e ogni forma di economia, i bambini sono l’unica risorsa. Qui dove la politica del terrore ha costretto le menti a dimenticare e rimuovere ogni apprendimento precedente, dove la paura ancora oggi impedisce a tanti di imparare o anche solo di esprimere un’opinione, i più piccoli sono gli unici capaci di guardare con fiducia al futuro. Saranno loro a dovere ricostruire il Paese. Sono loro che ci hanno convinto ad impegnare tutte le nostre energie per aiutarli.

 

Come tutti i più piccoli, i bambini della Cambogia sono disponibili all’incontro, curiosi, fiduciosi, hanno voglia di imparare e assorbono tutto quello che viene loro dato. Sono cresciuti senza nonni, sono una generazione senza memoria, sono una pagina bianca su cui si può scrivere qualunque cosa. La loro ricettività rende particolarmente importante quello che si semina. Tutto quello che arriva dall’Occidente, portatore di denaro e modernità, tende ad essere accettato in modo acritico. Questo ci investe di una enorme responsabilità.

 

 

 
I bambini e la famiglia
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In Cambogia i bambini sono sempre i benvenuti. In Oriente, ogni nuova aggiunta rappresenta forza lavoro in più, ogni membro della famiglia si legittima attraverso il suo contributo al gruppo e, in mancanza di un sistema di previdenza sociale, è sui figli che i genitori contano per la vecchiaia.

Il figlio è un potenziale economico che si declina in modo diverso a seconda del livello sociale. Le famiglie più abbienti investono nei suoi studi, perché in futuro possa avere un lavoro ben retribuito e sostenere i genitori nella vecchiaia. I bambini che nascono nelle famiglie più povere devono invece cominciare a lavorare subito. I piccoli appena camminano già seguono la madre in risaia e i più grandi spesso non vanno a scuola, perché devono occuparsi dei fratellini più piccoli o ingegnarsi a guadagnare qualcosa: in città raccolgono lattine nelle pattumiere o nelle discariche, nelle zone turistiche vendono con un sorriso frutta o conchiglie ai turisti.

Molti fattori hanno contribuito a cambiare la famiglia di oggi. Il periodo dei Khmer rossi ha diviso le famiglie e costretto a denunciare anche amici e parenti per sopravvivere. I nuovi modelli occidentali portati da media e turismo hanno messo il denaro in cima alla scala di valori di una popolazione semplice cui il periodo dei khmer rossi aveva azzerato ogni riferimento. Oggi, complice la concezione orientale della famiglia in cui ogni membro deve dare il suo contributo, si può arrivare a vendere un figlio per mantenere gli altri.

 

 

 
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