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 L’assistenzialismo, così come è stato sino ad oggi interpretato, ha finito per mostrare i suoi limiti: - crea dipendenza dagli aiuti, impedendo lo svilupparsi di valori fondamentali per la crescita e lo sviluppo: stima di sè, coraggio nell’affrontare le difficoltà, impegno a tracciare una strada per un futuro migliore per sè e per i propri figli. - non genera ricchezza locale, spirito imprenditoriale, non contribuisce ad esaltare e nutrire le tradizioni, a fare affidamento sulle risorse naturali e morali di un popolo - calpesta la dignità degli uomini e contribuisce ad un appiattimento intellettuale e spirituale delle società. - non favorisce la piena partecipazione degli individui che compongono la società, quel rapporto di mutua collaborazione che rappresenta una caratteristica fondamentale delle società dinamiche fondate sul diritto. L’assistenzialismo finisce per generare un inerte stato di attesa e dipendenza, e fallisce nel momento in cui i canali di erogazione dei fondi vengono con il tempo ad esaurirsi. Il nostro primo progetto il Nodo è nato dall’idea che solo un nostro coinvolgimento personale e diretto potesse stimolare nei nostri beneficiari l’impegno e la collaborazione che permettono di accumulare esperienza e generare localmente quel reddito che può dar vita a nuove iniziative economiche o di imprenditorialità dal basso. Il progetto mirato al trasferimento di metodologie, know-how e competenze si propone di liberare le potenzialità di una generazione di giovani cui il recente drammatico passato ha tagliato la continuità con le proprie radici e la propria cultura, giovani cui il loro Paese non sembra voler dare prospettive per il futuro. Punto di partenza sono state le capacità, ma soprattutto l’impegno personale e la disponibilità di Renzo Bighetti nel concepire e realizzare oggetti di qualità puntando sulla formazione di un ristretto numero di ragazze duramente provate dalla vita. Il calendario realizzato nel 2006, il libro Storie da un Altro Mondo l’anno successivo e la collaborazione di tanti amici ci hanno permesso la raccolta dei fondi necessari a portare avanti il progetto, ma il suo successo è stato determinato dall’accoglienza da parte del libero mercato di tutti gli oggetti creati dalle nostre ragazze con Renzo in Cambogia. Questa esperienza ci ha consentito di individuare le lacune esistenti nel paese e di poter rimodellare il nostro intervento in modo più mirato e rispondente alle esigenze locali. Da questa riflessione sono scaturiti una serie di nuovi progetti che utilizzano l’approccio inizialmente individuato e contribuiscono al raggiungimento di una serie di obiettivi di carattere sociale, per noi molto importanti.
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