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Crediamo che per questo Paese sia giunto il momento di lasciarsi definitivamente alle spalle il passato e volgere lo sguardo verso il futuro. Tutte o quasi le organizzazioni internazionali che operano in Cambogia si sono dedicate sino ad oggi principalmente a rimarginare le ferite lasciate da una tragedia politica, militare e umana forse unica al mondo, senza trovare energie e risorse da dedicare ad un vasto progetto di ricostruzione che coinvolga principalmente le nuove generazioni. In Cambogia su una popolazione di 14,440,000 abitanti, il 43% - 6,247,000 - hanno meno di 18 anni e il 12% - 1,708,000 - sono sotto i 5 anni (2007). E' questa immensa massa di giovani che deve essere preparata per trovare nuove strade con l'energia e le conoscenze indispensabili per percorrerle. Un progetto di questa portata deve necessariamente partire dal recupero dei valori e della cultura tradizionali che il recente passato ha cercato di annullare, ma che rimangono ancora vivi nei riti, nelle credenze, nei gesti, nella manualità della popolazione cambogiana. L'arte con cui il pesce viene messo a seccare, la disposizione dei fiori in fantastiche decorazioni, la danza delle Apsara, i loro costumi tutto testimonia di una cultura estetica, di una passione per il bello che la tragedia non ha cancellato, che anzi il lungo isolamento culturale ha nonostante tutto preservato. Per garantire un nuovo benessere ai suoi abitanti, per garantire una qualità della vita non più rinunciabile e alla quale certamente aspirano questi giovani, la Cambogia deve aprirsi al mondo esterno, rimettersi in corsa ed accettare quella competizione che oggi si può vincere solo con la qualità. Il settore artigianale è ovunque entrato in crisi per la concorrenza della produzione industriale, la mano dell'uomo è stata surclassata dalla macchina che produce di più, più rapidamente ed a costi di gran lunga inferiori, ma non sempre e non in tutti i settori con la stessa qualità. Per non soccombere alla concorrenza della macchina l'uomo deve sviluppare e potenziare le qualità che solo lui ha, sensibilità, fantasia, creatività. Sono queste le doti che vorremmo recuperare e sviluppare nei giovani artigiani con cui opereremo in Cambogia. E' un progetto che vuole aiutare i giovani a costruirsi con le loro mani un futuro, che vuole radicarli nel loro territorio dove possono trovare le conoscenze e le risorse necessarie al loro operare, impedendo lo sradicamento provocato dalla migrazione verso le grandi città. Oggi in Cambogia la poca produzione industriale nasce da capacità imprenditoriali quasi scomparse in questo paese e giunte invece dalla vicina Cina. Gli imprenditori cinesi cercano ormai fuori dai confini nazionali quella competitività sul costo della manodopera che il relativo benessere conquistato rende difficile trovare in patria. Ai cambogiani rimane solo la parte meno remunerativa del processo produttivo. Migliaia di giovani donne, le garment workers, lavorano nelle industrie tessili e di abbigliamento di piccoli imprenditori cinesi con stipendi modesti, orari massacranti, prive di ogni forma di sicurezza. La fuga dalle campagne le ha portate ad essere vittime del miraggio di un modesto salario non tanto per il loro benessere ma per dare un contributo alla famiglia rimasta in campagna. L’ancestrale rispetto per il clan le rende disponibili, quasi orgogliose di questo sacrificio. Così trascorre la meglio gioventù, in un lavoro ripetitivo che si mangia tempo, energia, volontà e non dà nulla, nulla insegna se non la ripetitività dei gesti. L’alternativa non è, come subito si pensa, la scuola, non almeno la scuola come la intendiamo noi e non certamente la scuola cambogiana di oggi. L'attuale situazione delle scuole e delle Università non consente probabilmente nemmeno a giovani con capacità e talento di compiere un percorso scolastico che stimoli la loro creatività, né la maggior parte dei giovani può permettersi lunghi periodi dedicati alla formazione prima di immettersi nel mondo del lavoro. Il piacere della creazione deve nascere nel fare, nel copiare e nell'aiutare il maestro, come nelle botteghe dell'arte del nostro Rinascimento. Imparare e produrre guadagnandosi il pane – o il riso - e guadagnando qualcosa anche per aiutare la propria famiglia. Il Nodo, un progetto di Design Sociale Questo nodo - una gassa d’amante nota a tutti gli uomini di mare - lega simbolicamente realtà molto lontane. E’ il frutto del lavoro di un artista italiano e di un gruppo di giovani cambogiani provenienti da situazioni di estremo disagio. Renzo Bighetti ha dedicato due mesi ad insegnare ai ragazzi a realizzare in argento questi oggetti partendo dal motivo del nodo, simbolo di unione e di amicizia. Sulle sculture Khmer di Angkor Wat appaiono nodi simili a quelli che i marinai di tutto il mondo intrecciano, gli stessi che Renzo ha imparato in Liguria dove nel mare trova la sua ispirazione.
La Cambogia è un paese di giovani, i minori sotto i 16 anni rappresentano oltre il 50 percento della popolazione e spesso sono l’unica risorsa di una famiglia. Oggi il Paese non ha ancora rimarginato le ferite degli anni dei Khmer Rossi e non ha un’economia che offra opportunità di lavoro ai giovani. Le ragazze vengono attirate in città da offerte di lavoro come operaie o domestiche e spesso finiscono nel racket del sesso. Da questo quadro emerge la necessità di trovare strategie per aiutare e nel contempo stimolare offrendo ai giovani nuove opportunità di formazione e occupazione. L’impegno e la serietà con cui i giovani studenti hanno risposto a questo progetto sono stati il premio migliore per il nostro lavoro. Questo progetto, si propone di superare la semplice fase assistenziale, che molto spesso finisce per generare una dipendenza dagli aiuti umanitari, insegnando ai giovani un mestiere che assicuri loro indipendenza economica e li aiuti, attraverso l’orgoglio di produrre cose belle, a crearsi una identità positiva. Il Design può valorizzare capacità e manualità delle popolazioni più bisognose ed emarginate e aiutarle a produrre oggetti appetibili sul mercato globale, creando migliori opportunità professionali rispetto ai tradizionali oggettini etnici. Nella Bottega d’Arte che il Nodo ha creato a Phnom Penh, Renzo Bighetti ha tenuto due stages di un mese. L’artista, oltre al suo tempo e alla sua esperienza, ha voluto fare dono ai ragazzi anche di un suo disegno che unisce ad una notevole semplicità di realizzazione, le qualità di un oggetto d’arte: un nodo, una gassa d’amante. Gli stages hanno indirizzato le competenze già acquisite verso la realizzazione di una serie di oggetti in argento o in ottone. bracciali, anelli, orecchini, fibbie, segnalibri, portachiavi, partendo dal motivo del nodo. Facendo lavorare i ragazzi su un motivo che appartiene anche alla cultura Khmer si è voluto stimolare, con la coscienza della propria eredità culturale, anche l’orgoglio e l’autostima di questi giovani. Via via che fra le loro dita apparivano i nodi, gli occhi dei ragazzi hanno cominciato a brillare di orgoglio e l’Arte è diventata Design nelle loro mani.
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